Divario Generazionale

L’obiettivo è di fornire alla collettività un punto di vista innovativo – e su basi scientifiche – di un modello economico che possa coniugare lo sviluppo con il rispetto delle risorse, attuando comportamenti etici.

Il primo step individuerà quegli indicatori in grado di misurare – tra gli altri – la scarsa mobilità generazionale, l’intensità della cicatrice procurata dalla grande inoccupazione odierna e i costi che essa inevitabilmente produce.

Il secondo sarà utile a realizzare l’indagine empirica per individuare il modello di sostenibilità integrata.

Il terzo step potrà prevedere l’applicazione di una delle azioni previste dal modello di sostenibilità integrata, anche utilizzando gli strumenti di sostegno a disposizione.


 

Il primo step: definizione dei modelli di sostenibilità integrata


La definizione pratica di un modello di sostenibilità integrata – che si proponga di ridurre contemporaneamente il debito dei giovani con il Pianeta e il ritardo generazionale – parte dalla corretta identificazione di indicatori in grado di verificare l’efficacia di qualsiasi azione in tal senso.

Servono indicatori in grado di misurare, tra gli altri:

  • il “trascinamento della ricchezza” da parte di una determinata generazione;
  • la scarsa mobilità generazionale;
  • i crescenti oneri per l’adattamento ai mutamenti climatici;
  • l’intensità della cicatrice per la lunga inoccupazione, nonché – in generale – i costi dell’inazione.

 


Il secondo step: le indagini empiriche sulla realtà pontina


Sono poche, in letteratura, le indagini empiriche che coniughino analisi di impatto ambientale e analisi di impatto generazionale.

Obiettivo delle indagini empiriche è individuare un modello di sostenibilità integrata che possa contare su un set di azioni possibili, tra loro indipendenti, per ridurre debito e divario generazionale.

I risultati ottenuti saranno la base per:

a) una pubblicazione scientifica dei risultati raggiunti (Divario generazionale – Il senso della dismisura, Alter Ego, 2015);

b) un documento/manifesto (il manifesto del ClubdiLatina) per sensibilizzare l’opinione pubblica e attrarre consenso attorno a questa iniziativa;

c) un evento di discussione pubblica a livello locale (la presentazione di Divario generazionale – Il senso della dismisura si è svolta il 30 aprile 2015, a Latina, in occasione della rassegna «Lievito»).

 


Terzo step: i progetti-pilota nel territorio


Se verrà a crearsene l’opportunità – e su indicazione del Comitato dei Promotori – una delle azioni previste nel set sarà posta in essere nella realtà pontina, possibilmente con il contributo dei fondi comunitari nel quadro della programmazione 2014-2020, attribuendo così una valenza internazionale all’iniziativa.

 




PIANO DI RICERCA


Approvato dal Comitato Scientifico nell’ottobre 2014, concerne la definizione dei modelli di sostenibilità integrata.

Il primo step: definizione dei modelli di sostenibilità integrata

La definizione pratica di un modello di sostenibilità integrata – che si proponga di ridurre contemporaneamente il debito dei giovani con il Pianeta e il ritardo generazionale – parte dalla corretta identificazione di tre elementi:

a) una definizione di benessere condivisa dalle nuove generazioni, con relativa tassonomia, e il peso del familismo;

b) indicatori in grado di verificare l’efficacia di qualsiasi azione volta a facilitare il conseguimento di tale benessere;

c) un esame di best practice di modelli di intervento volti a superare l’attuale ritardo generazionale.

 

a1) La definizione soggettiva e oggettiva di benessere deve partire dalla consapevolezza che la stessa non necessariamente coincide con quella delle generazioni precedenti e tuttora dominanti. Ecco perché quando si parla di «divario» si fa riferimento ad un “ritardo” generazionale, intendendo con quest’ultimo sia l’intensità dello sforzo e il tempo necessario per raggiungere un livello di benessere ritenuto accettabile, sia il fenomeno delle aspettative decrescenti.

a2) Analisi della società familistico-patrimoniale, prodotto di solidarietà forti e chiuse e solidarietà deboli nei confronti del resto della società, con conseguente “blocco” del capitale umano.

b1) Gli indicatori in grado di misurare il fenomeno del ritardo generazionale e da esplorare saranno tra gli altri:

  • Il trascinamento della ricchezza da parte di una determinata generazione
  • La scarsa mobilità generazionale, l’impatto del familismo e costi economici e sociali dell’immobilità sociale dei giovani
  • I crescenti oneri per l’adattamento ai mutamenti climatici e alla mitigazione
  • L’intensità della cicatrice (stigma) per la lunga inoccupazione e in generale i costi dell’inazione dei giovani

b2) Servono indicatori in grado di misurare la correlazione tra ritardo generazionale e mancata crescita economica tra gli altri:

  • La relazione tra invecchiamento del personale delle aziende e perdita di competitività
  • L’intensità di occupazione giovanile nei nuovi bacini di impiego
  • La gestione sempre più deficitaria dei sistemi di previdenza sociale dinanzi al calo delle contribuzioni e l’invecchiamento della popolazione

L’incidenza della domanda di beni e servizi da parte delle fasce giovanili

b3) Gli indicatori identificati saranno testati sulla realtà della comunità di Latina, sui relativi flussi di benessere in entrata e uscita e sulle dinamiche in questo territorio del mercato del lavoro, dei NEET e della competizione tra autoctoni e migranti.

c) Le best practice possono prevedere il ricorso a vari strumenti quali:

  • fiscali (es. maturità fiscale o creazione di fondi ad hoc per le politiche giovanili, simulazioni sui prelievi di solidarietà generazionale, ecc.)
  • giuslavoristici (contratti di lavoro a tutele crescenti);
  • finanziari (sostegno ai progetti professionali e di vita dei giovani);
  • azioni di trasparenza e open data (carriere trasparenti e opportunità per tutti);
  • promozione di strutture abilitanti per ridurre il digital divide (sostegno ai giovani nelle aree interne)

Al team dei ricercatori è stata riconosciuta una borsa di studio, nonché vitto e alloggio nel Castello di Sermoneta; i professori, invece, prestano la loro opera gratuitamente.

L’attività è finanziata dai soci e da specifiche iniziative di fundraising.

I Soci hanno nominato Presidente del ClubdiLatina Paolo Marini e Presidente del Comitato Scientifico il Prof. Luciano Monti.